A cura di Vincenzo Giangregorio e Serye Serena Huqi
Le riflessioni proposte in questo articolo nascono dalle considerazioni e dalle conoscenze apprese durante la III lezione del Corso di Alta Formazione Edusima 2.0, dedicata al tema dell’audiologia protesica e della presa in carico della persona ipoacusica.
La professione dell’audioprotesista, ai giorni nostri, sta vivendo un’evoluzione significativa.
Gli aspetti psicologici legati al deficit uditivo rappresentano un’importante occasione di riflessione sul valore umano e intellettuale della nostra professione. Pur senza trascurare gli imprescindibili aspetti tecnici e scientifici, è importante porre al centro dell’attenzione la persona con ipoacusia, evidenziando come il successo di un percorso riabilitativo non dipenda solo dalle competenze tecniche, ma anche dalla capacità di comprendere i vissuti emotivi e le motivazioni che accompagnano ogni assistito. Slegare queste competenze, può connotare negativamente il percorso riabilitativo
La perdita dell’udito comporta sicuramente una difficoltà nella percezione dei suoni e ciò può influenzare profondamente la vita quotidiana; chi sente meno può provare frustrazione, isolamento, insicurezza e senso di sconforto, arrivando talvolta a rinunciare alle relazioni sociali per il timore di non comprendere le conversazioni o di sentirsi inadeguato. Ne consegue che chi si reca presso uno studio audioprotesico, pone come domanda principale la possibilità di sentire in maniera più efficace, ma la richiesta implicita è quella di risolvere o alleviare il disagio che l’ipoacusia determina.
In quest’ottica appare più evidente che dietro ogni deficit uditivo esiste quindi una storia, un vissuto caratterizzato da quel deficit che merita di essere letto, ascoltato e compreso. Ed è proprio in questo spazio che la figura dell’audioprotesista può assumere un ruolo che va ben oltre la semplice componente tecnica. Comprendere la persona nella sua globalità significa contribuire a costruire un percorso più consapevole, partecipato e realmente orientato al miglioramento della qualità della vita.
Dimensione emotiva e motivazionale
Uno degli aspetti fondamentali da prendere in considerazione è la dimensione emotiva e motivazionale della persona ipoacusica: comprendere quale sia la spinta che l’ha portata a rivolgersi presso il centro audioprotesico rappresenta un passaggio fondamentale per impostare correttamente il percorso riabilitativo
Molto utile, in questo senso, è l’utilizzo dei questionari psicometrici e di strumenti di valutazione validati che permettono di approfondire la percezione che la persona ha della propria ipoacusia, del suo impatto sulla vita quotidiana e sugli aspetti relazionali, oltre al livello di disagio e alle aspettative nei confronti della riabilitazione.
In questo senso, è necessario considerare due differenti leve che determinano e caratterizzano la motivazione:
La motivazione estrinseca nasce da fattori esterni, come il consiglio del medico, l’insistenza dei familiari o le difficoltà evidenziate da chi vive quotidianamente accanto all’assistito; sebbene rappresenti spesso il primo passo verso la riabilitazione, difficilmente è sufficiente, da sola, a garantire un’adesione convinta e duratura al percorso.
Ben diverso è il valore della motivazione intrinseca, che si manifesta quando la persona prende consapevolezza delle conseguenze della propria perdita uditiva e comprende che migliorare l’ascolto significa migliorare la qualità della vita, preservare le relazioni, mantenere l’autonomia e riscoprire il piacere della comunicazione. Questo tipo di leva rende il cambiamento più possibile e autentico. In questo momento il percorso riabilitativo non viene più vissuto come un obbligo imposto dagli altri, ma come una scelta personale e consapevole. È proprio questa consapevolezza che rende il lavoro dell’audioprotesista più efficace e, allo stesso tempo, più gratificante.
Il ruolo dell’audioprotesista
Il nostro impegno quotidiano ha inoltre evidenziato come il ruolo dell’audioprotesista non possa essere ridotto alla semplice applicazione di un dispositivo acustico; la nostra professione richiede competenze relazionali, capacità di ascolto ed empatia.
È dunque importante evidenziare che l’acquisto di una soluzione uditiva debba conseguire alla consapevolezza e alla comprensione dei propri bisogni e delle opportunità offerte dalla riabilitazione acustica, affinché sia facilitata anche l’aderenza alle prescrizioni del tecnico audioprotesista.
Per questo motivo è fondamentale dedicare tempo all’assistito, utilizzare domande aperte e osservare anche il linguaggio non verbale. Attraverso una comunicazione autentica è possibile cogliere paure, aspettative, dubbi e resistenze che spesso non emergono durante una semplice raccolta dei dati clinici. L’anamnesi, in questa ottica, assume un significato più ampio: non è soltanto uno strumento, ma rappresenta il primo momento di costruzione dell’alleanza terapeutica. È proprio attraverso il dialogo che possiamo cogliere quanto la persona sia consapevole della propria difficoltà, quali siano le sue aspettative e quale grado di partecipazione sia disposta ad assumere nel proprio percorso.
Un aspetto particolarmente importante è proprio quello delle aspettative. Una persona può essere fortemente motivata, ma avere aspettative non realistiche rispetto a ciò che un dispositivo acustico può offrire. Anche in questo caso il compito dell’audioprotesista diventa fondamentale: informare con chiarezza, educare all’ascolto e accompagnare gradualmente l’assistito alla comprensione dei tempi e delle modalità della riabilitazione.
La tecnologia rappresenta quindi uno strumento fondamentale, ma il suo valore dipende anche da come viene accolta, utilizzata e integrata nella vita quotidiana della persona. Un dispositivo acustico, per quanto avanzato dal punto di vista tecnologico, non può sostituire la relazione, la comunicazione e il percorso di adattamento che accompagnano la persona nella riappropriazione dell’ascolto.
Conclusione
Queste considerazioni hanno quindi offerto uno spunto prezioso per riflettere sul significato più autentico della professione: essere un buon audioprotesista non significa soltanto possedere solide conoscenze tecniche, ma anche saper comprendere chi abbiamo di fronte, riconoscere le sue emozioni e accompagnarlo con competenza ed empatia verso il recupero della comunicazione e della qualità della vita. È proprio nell’incontro tra preparazione professionale e sensibilità umana che si realizza il valore più profondo e intellettuale della nostra professione.