Il modello professionale del tecnico audioprotesista tra passato, presente e futuro
A cura di Silvia Catanese
Tempo di lettura stimato: 4-5 min
Sabato 30 maggio si è svolta la prima sessione del Corso di Alta Formazione 2.0 “L’Audioprotesista: Professione intellettuale ordinata ai sensi della Legge n.3/2018” organizzato da Edusima -Formazione Professionale.
L’evento ha affrontato temi di natura giuridica, medico-legale e fiscale legati alla professione sanitaria trattati dall’Avv. Amm. Giampaolo Torselli, dalla Dott.ssa Comm. Caterina Avvisati e dal Dott. Mag. Massimo Sitzia.
Nello specifico, nel corso della lezione sono emersi temi oggi centrali nel dibattito sulla professione: autonomia sanitaria, responsabilità professionale, corretto inquadramento fiscale e tutela dell’assistito.
La discussione ha mostrato come questi aspetti non possano essere considerati questioni puramente burocratiche, ma costituiscano elementi essenziali per definire in modo concreto l’identità stessa della professione.
Una professione sanitaria autonoma
Uno dei punti di partenza fondamentali ha riguardato l’inquadramento normativo della professione.
L’evoluzione legislativa, a partire dal decreto 668/1994 fino alla legge n° 3/2018, ha consolidato il ruolo del tecnico audioprotesista come professionista sanitario autonomo e responsabile.
Questo significa che le attività ascritte al profilo sanitario, non possono essere ridotte e compresse nelle semplici dinamiche commerciali, quindi nella sola vendita dei dispositivi. Al contrario, le prestazioni professionali necessarie hanno specifica natura sanitaria, di tipo intellettuale e sono svolte in autonomia e responsabilità tecnico-professionale che resta centrale anche quando il professionista opera all’interno di strutture aziendali o organizzazioni complesse.
Il consenso informato e la responsabilità professionale
Un secondo punto decisivo affrontato è stato quello del consenso informato, che rappresenta un dovere deontologico e giuridico essenziale.
Quando si è in presenza di una prestazione sanitaria complessa (quale la presa d’impronta o l’applicazione protesica), il consenso informato non può essere evitato richiamando un presunto ruolo di natura commerciale. Di fatto, anche la semplice fornitura è un atto ascritto alla professione sanitaria di Audioprotesista. Questo principio è strettamente collegato al tema della responsabilità.
La responsabilità civile del professionista, infatti, rimane un elemento cardine della sua attività e richiede un’adeguata tutela anche sul piano assicurativo.
Non basta avere una polizza generica: è necessario verificare che la copertura sia realmente coerente con gli atti tipici dell’audioprotesista, con i rischi connessi alla pratica clinica e con il concreto contesto in cui il professionista opera.
Gli aspetti fiscali non cambiano la natura sanitaria della prestazione
Tra i temi più rilevanti emersi vi è stato anche il corretto inquadramento fiscale e contabile dell’attività. In particolare, è stato richiamato l’utilizzo del codice ATECO 86.99.09 per identificare correttamente l’attività sanitaria professionale.
Ma il punto più importante è altro: il modello fiscale non modifica la natura sanitaria della prestazione.
Che il professionista operi in regime ordinario, forfettario, come dipendente o all’interno di una società, la sostanza non cambia: l’atto resta sanitario, personale, autonomo e professionalmente responsabile.
Ciò che cambia è il contenitore giuridico-organizzativo, con conseguenze su contratti, gestione contabile, previdenza, flussi fiscali e rapporti con il Servizio Sanitario Nazionale. Tuttavia, questa distinzione formale non deve mai oscurare la natura sostanziale dell’attività svolta.
Il valore della documentazione
Un altro aspetto cruciale riguarda la documentazione.
Parcelle, fatture, cartelle cliniche, certificazioni tecniche e conservazione della documentazione per almeno dieci anni non hanno solo una funzione amministrativa o fiscale: rappresentano anche una tutela concreta per il professionista in caso di contenzioso.
La tracciabilità dell’attività sanitaria diventa quindi un presidio essenziale di correttezza, trasparenza e difesa professionale.
Il vero nodo: modello sanitario o modello commerciale?
Forse il punto più interessante emerso durante questo evento ha riguardato la consapevolezza che la vera distinzione non passa semplicemente tra diversi regimi fiscali.
Il nodo di fondo è piuttosto il confronto tra due modelli:
- il modello sanitario professionale, fondato su autonomia, responsabilità e centralità della prestazione;
- il modello commerciale d’impresa, che rischia invece di schiacciare l’attività professionale dentro logiche organizzative o di vendita.
Questa differenza ha conseguenze dirette sull’autonomia del professionista, sulla qualificazione giuridica degli atti compiuti e sul rapporto con l’assistito.
Il caso del professionista dipendente
Particolarmente delicata è la situazione del tecnico audioprotesista che opera come dipendente all’interno di un centro acustico o di un’azienda commerciale.
In questi contesti, infatti, si crea spesso una “tensione” tra il contenitore imprenditoriale e il contenuto sanitario della prestazione.
Eppure il principio resta fermo: anche in regime di dipendenza, il professionista rimane personalmente responsabile degli atti sanitari che compie.
Il vincolo gerarchico e l’organizzazione aziendale non annullano l’autonomia tecnico-professionale, né assorbono la responsabilità derivante da negligenza, imprudenza, imperizia o violazione degli obblighi informativi nei confronti dell’assistito.
Per questo diventa ancora più importante chiarire chi compie l’atto, in quale veste lo compie e con quali presupposti professionali e documentali viene eseguito.
Assicurazione, inquadramento e coerenza del sistema
Rispetto all’argomento deriva anche una riflessione importante sul piano assicurativo e giuridico.
Una copertura di responsabilità civile professionale è davvero efficace solo se costruita sulla base dell’attività concretamente svolta e dei rischi tipici della professione.
Se il Codice Ateco, l’inquadramento contrattuale o la descrizione dell’attività non corrispondono alla realtà professionale, il rischio è quello di avere strumenti solo formalmente corretti, ma sostanzialmente inadeguati quando è necessaria la tutela assicurativa.
Considerazioni finali
Osservando il quadro nel suo insieme, appare evidente che il corretto codice ATECO del libero professionista, così come il corretto inquadramento del dipendente che opera in un centro acustico, non sono meri dettagli amministrativi.
Essi rappresentano il punto in cui si manifesta, anche sul piano fiscale, contrattuale e organizzativo, la vera natura dell’attività dell’audioprotesista.
La prestazione dell’audioprotesista è e resta una prestazione sanitaria personale, intellettuale, autonoma e professionalmente basata sulle responsabilità assunte dal professionista.
Per questa ragione, la scelta del corretto inquadramento fiscale, la tracciabilità documentale, l’acquisizione del consenso informato e la verifica puntuale della copertura assicurativa devono essere considerati come elementi inseparabili di un unico sistema di responsabilità e tutela.
Al centro di tutto, infatti, non vi è la forma organizzativa, ma la protezione della persona assistita e la piena consapevolezza, da parte del professionista, che la responsabilità dell’atto sanitario rimane sempre personale.
In questa prospettiva, il (Per)corso di Alta Formazione promosso da Edusima -Formazione Professionale si conferma un’occasione preziosa di approfondimento e confronto, capace di offrire ai professionisti strumenti utili per leggere con maggiore chiarezza la complessità normativa, giuridica e deontologica della propria attività.