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Dalla soglia audiometrica alla complessità cocleare: nuove prospettive per l’adattamento protesico emerse dalla II sessione del Corso di Alta Formazione 2.0 organizzato da Edusima -Formazione Professionale

A cura della dott.ssa Tumello Katia Maria (docente di Audioprotesi) e degli studenti del III anno del C.d.L. in Tecniche Audioprotesiche dell’Università degli Studi di Catania.

L’Anatomo-Fisiopatologia dell’Udito come Guida alla Personalizzazione Protesica

Cari colleghi e studenti, durante la seconda sessione del Corso di Alta Formazione 2.0 “L’Audioprotesista: Professione Intellettuale ordinata ai sensi della Legge n° 3/2018” è stato approfondito il tema dell’audiologia protesica partendo rigorosamente dall’anatomo-fisiopatologia dell’apparato uditivo. La tonotopia della membrana basilare, organizzata secondo una distribuzione spaziale delle frequenze, acquisisce un reale significato clinico soltanto se viene interpretata alla luce del ruolo svolto dalle cellule ciliate esterne (CCE). Queste strutture rappresentano il vero amplificatore biologico della coclea, contribuendo al guadagno cocleare, alla selettività frequenziale e alla capacità di discriminare il parlato in presenza di rumore competitivo. Quando subentra un danno cocleare la conseguenza non si limita a una riduzione della sensibilità uditiva bensì vengono compromessi anche i meccanismi di analisi e codifica del segnale sonoro con ripercussioni significative sulla qualità percettiva, sulla comprensione verbale e sulla naturalezza dell’ascolto. Per tali evidenze si invita il professionista a superare una lettura esclusivamente audiometrica dell’ipoacusia (soglia HTL) e a considerare la complessità biologica dei meccanismi che governano la percezione sonora. Basare l’adattamento protesico esclusivamente sulle soglie di minima udibilità significa, infatti, trascurare la natura altamente specializzata della coclea. Quest’ultima non è un semplice recettore passivo del suono ma un sistema dinamico, attivo e fortemente non lineare capace di elaborare e modulare l’informazione acustica attraverso sofisticati meccanismi biomeccanici e neurofisiologici.

Le Impressioni degli Studenti: Il Passaggio dalla Teoria alla Pratica

Dopo la lezione magistrale e il confronto, gli studenti hanno condiviso alcune riflessioni che evidenziano come l’approccio basato sul “Metodo Edusima” scardini alcune vecchie abitudini.

Aurora: Quello che mi ha colpito di più è il concetto di campo dinamico residuo. Durante il tirocinio si osserva spesso una forte attenzione al raggiungimento dei target prescrittivi suggeriti dai software di fitting. Tuttavia, quando è presente un recruitment severo, la distanza tra la soglia di minima udibilità e quella del fastidio si riduce drasticamente. Ho compreso come la valutazione della MCL e dei test vocali possa fornire informazioni clinicamente più rilevanti rispetto alla sola curva audiometrica.

Rossana: Studiare sui libri le aree morte, le stereociglia mi sembrava pura teoria da esame. Dopo questa lezione ho capito che il paziente ipoacusico non sente semplicemente meno, spesso sente peggio a causa della distorsione percettiva. Ho trovato, inoltre, interessante il metodo Edusima che va oltre la semplice valutazione della soglia uditiva. Ritengo che questo approccio possa contribuire a fornire un quadro più completo del paziente. Anche il concetto di cut-off mi è sembrato innovativo, poiché introduce un parametro aggiuntivo che può essere utile nell’orientare le scelte audioprotesiche verso un miglior beneficio acustico dell’assistito.

Le Domande degli Studenti e le Risposte della Docente

Durante il confronto sono emersi i nodi cruciali della lezione. Di seguito i passaggi chiave del confronto:

  1. Domanda di Gabriella

Dottoressa, nella gestione delle aree morte cocleari il metodo Edusima predilige l’uso del cut-off selettivo (il taglio delle frequenze non più funzionali) rispetto alla traslazione frequenziale (compressione o spostamento delle frequenze acute su zone più gravi). Quali sono le motivazioni cliniche di questa scelta? Perché gli studi di Edusima dimostrano che la traslazione rischia di alterare la coerenza percettiva del segnale?

Risposta della Docente: Ottima domanda, Gabriella. Le strategie di traslazione o compressione frequenziale consentono di rendere accessibili informazioni acustiche altrimenti non percepibili, ma modificano inevitabilmente la corrispondenza naturale tra frequenza del segnale e sede di stimolazione cocleare. In alcuni pazienti questo adattamento può risultare vantaggioso, mentre in altri può generare una percezione meno naturale del segnale sonoro e richiedere un significativo processo di adattamento centrale. Il metodo Edusima attribuisce particolare valore al rispetto della fisiologia residua. Quando una regione cocleare presenta una funzionalità fortemente compromessa, l’amplificazione eccessiva di quelle frequenze può non produrre un reale beneficio percettivo e, in alcuni casi, aumentare la sensazione di distorsione e per questo suggerisce di applicare il cut-off. Tuttavia, ricordiamoci sempre la regola: “ogni caso è a sé”, ovvero nessuna strategia tecnologica può essere considerata universalmente valida. La tecnologia è uno strumento, non l’assioma. Solo le verifiche del beneficio reale e di quanto riferito dall’assistito validano la nostra scelta protesica.

  • Domanda di Fabio:

Se l’audiogramma tonale rappresenta soltanto un punto di partenza, come dobbiamo strutturare la prima sessione di regolazione per essere sicuri di non sovrastimolare le cellule ciliate interne (CCI) residue?

Risposta della Docente: Fabio, è necessario ribaltare il paradigma valutativo ad oggi conosciuto. La soglia di minima udibilità rappresenta soltanto il punto di partenza del percorso protesico. Ciò che realmente definisce i limiti e le potenzialità del nostro intervento sono le soglie di comoda udibilità (MCL), del fastidio (UCL), i test di riconoscimento verbale, le prove di comprensione del parlato nel rumore (MATRIX TEST), le verifiche in campo libero ed il feedback dell’assistito. L’obiettivo è la ricostruzione accurata del campo dinamico residuo, frequenza per frequenza, per garantire un’amplificazione realmente personalizzata. Quando l’assistito riferisce distorsione, disagio o scarsa naturalezza dell’ascolto, il professionista deve essere pronto a riconsiderare il guadagno applicato, anche qualora le impostazioni suggerite dal software risultino teoricamente corrette. L’adattamento protesico efficace nasce dall’integrazione dei dati strumentali e della percezione reale dell’assistito.

Conclusioni

L’adattamento protesico efficace si conferma come processo clinico complesso che richiede l’integrazione di conoscenze anatomo-fisiopatologiche, valutazione audiologica approfondita, capacità di ascolto delle esigenze dell’assistito e utilizzo consapevole delle tecnologie disponibili. Lo studio e la verifica sono strumenti che ci consentono di riconoscere i limiti biologici della risposta cocleare, garantendo a chi si affida a noi un ascolto che sia prima di tutto funzionale, chiaro, confortevole e coerente con la sua identità neurologica

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